È caratterizzato da uno splendido arenile, da bellissime scogliere, da rocce scolpite dal vento e dal mare che formano suggestive sculture naturali. Nelle sue vicinanze vi sono siti di nidificazione di rare tartarughe Caretta-Caretta. Sulle arcate del ponte nidifica una grossa colonia di Taccole (Corvus monedula). La spiaggia dell’unico promontorio integro della costa ionica reggina ha l’aspetto di un miraggio cromatico in mezzo a un deserto di sabbia, dove i contrasti non esitano a manifestarsi da ogni angolatura possibile.
Un’unica distesa di sabbia, finissima e bianca, è in realtà separata da
elementi naturali quali falesie e scogli, sì che vengono considerate due
le spiagge “falcate” di Capo Bruzzano – tra l’altro
profondamente diverse tra loro per morfologia e tipo di ambiente –
quella prima e quella dopo la punta del promontorio. Più sabbiosa l’una,
con tanto di dune, decisamente rocciosa l’altra. Un vero e proprio
tavolato di roccia affiorante, quest’ultima, che crea le famose piscine
d’acqua,
Tra il capo e la “scogliera delle pozze” si estende una lunga parte di litorale dove il tratto più saliente sono le matte di Posidonia oceanica, la pianta marina più significativa dell’habitat jonico. È qui che il verde dominante si eleva come oasi nel deserto, a mascherare la scogliera sottostante, quasi a proteggerla, nascondendola come scrigno prezioso dove trovano rifugio, tra i numerosi anfratti, pesci e molte altre specie di animali di mare.
Legambiente ha classificato Capo Bruzzano una delle undici spiagge più belle d'Italia con la seguente motivazione: “A Capo Bruzzano, spiaggia estesa ed incontaminata, incastonata da una splendida scogliera, caratterizzata da un vasto arenile costellato da fiori di mille colori e dal profumo intenso e dalle formazioni rocciose della scogliera curiosamente scolpite, nel corso dei secoli, dalle maree e dal vento” (05-09-2005).
Le località selezionate da Legambiente sono angoli di
paradiso ancora incontaminati di un'Italia ricca di tesori paesaggistici
sempre più rari.
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Sono specie in estinzione e quindi protette dalla legge. Le minacce che mettono a rischio la vita delle tartarughe marine sono molteplici. Ogni anno fino a 60.000 esemplari vengono catturati accidentalmente durante le operazioni di pesca professionale. Inoltre, l’intenso traffico nautico, il turismo nelle spiagge dove avviene la deposizione delle uova, l’erosione delle coste e l’inquinamento incrementano sensibilmente il rischio di estinzione della specie.
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Un po' di storia
Dopo il promontorio di Eracle si trova quello di Locri, detto Zefirio, che ha il porto protetto dai venti occidentali, e da ciò deriva anche il nome. Segue poi la città (detta) Locri Epizefiri... (Strabone, Geografia VI, 7) |
I coloni greci che fondarono l'antica Locri
approdarono dapprima nella baia adiacente capo Zefirio (antica
denominazione del promontorio, oggi chiamato capo Bruzzano, che deriva,
come ci spiega Strabone, dalla sua caratteristica di proteggere la baia
dallo Zefiro, il vento occidentale), per poi spostarsi, dopo alcuni anni,
verso nord, dando luogo alla fondazione della città vera e propria sul
colle Epopis. I coloni incominciarono ad intrattenere rapporti sempre più stretti con le popolazioni indigene, stipulando con esse anche numerosi patti di pace e incominciarono anche l’esplorazione dei territori più a nord. La loro attenzione si rivolse alla zona costiera che si trovava ai piedi dell’abitato indigeno di Ianchina (che è il nome odierno della zona), molto più fertile e ricco di acque delle colline intorno a capo Zefirio. Nel nome della città restò il riferimento al luogo dell'approdo; Oi Lokroi Oi Epizephyrioi è infatti una forma plurale, riferita agli abitanti della città, e che può essere così tradotta: I Locresi che abitano presso lo Zefirio. |
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