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Careri
Fino a quando non fu riconosciuto Comune autonomo, nel 1836, fu feudo conteso da ricchi casati, subendo, dunque, come molti altri centri, il sistema feudale. Il feudo è passato dai Fedele di Bagnara ai
Coscinà di Palmi (1710-1767), agli Spinelli, Principi di Cariati
(1767-18111).
Durante il “governo”degli Spinelli, i Francesi cambiarono l’ordinamento
amministrativo della Calabria a più riprese e gli Spinelli dovettero cedere
parecchie terre demaniali.
Careri, oggi, si presenta quale cittadina piuttosto ordinata, caratterizzata da alcune case antiche molto interessanti. Agli occhi di chi lo osserva da un'altura, Careri appare come un pittoresco centro dai tetti di cotto e dalle vie strette e tortuose. Agli occhi di chi la osserva da un'altura appare quale pittoresco centro dai tetti di cotto e dalle vie strette e tortuose. A poca distanza dell’abitato si possono notare i ruderi delle antiche mura. Vi sono, inoltre, visibili i resti di un acquedotto. La frazione Natile nuovo è sorta in seguito all'alluvione del '51. Oggi è il centro più popoloso dell'intero comune.
Dal Belvedere l'orizzonte si allarga nell’ampia conca, appoggiata nel cuore dell’Aspromonte. Da questo punto è possibile ammirare il grandissimo megalito noto come "Pietracappa". L’economia si basa sulla fiorente produzione di cereali, olive, agrumi e frutta. L’allevamento del bestiame, conserva ancora oggi una certa importanza. Nel suo territorio esiste una sorgente di acqua ferruginosa fredda.
L'artigianato locale: la tradizione tessile è ancora fiorente. Capita spesso di trovare splendidi telai nelle case careresi. Le donne tessono pregiate coperte, asciugamani, tovaglie da tavola in lana e seta. In passato si usava anche la fibra di ginestra, meno preziosa, ma assai più resistente della seta.
È un enorme sasso (alto 176 m) dall'aspetto simile ad un panettone posto su un piano nella pianura vi sono anche pietre minori. Alla base vi è un lastrone appoggiata ad essa che determina interessanti effetti chiaroscurali. Padre Fiore nella sua Calabria Abitata ci fa sapere anche che Careri, nel XVII secolo, fu una baronia dei Fedele di Bagnara. Il barone era Fabio Fedele il quale ebbe come erede il figlio primogenito Antonio che studiava in un collegio di Napoli tenuto dai Gesuiti. Costui, però, con grande meraviglia dei suoi parenti rinunziò ben presto al suo patrimonio e si diede alla povertà della vita monastica. Nel 1696, conferma P. Fiore, prese la via delle Indie occidentali. Lo ritroviamo prima a Siviglia e poi a Buenos Ayres dove lavorò alla conversione degli Indios dell’ Amazzonia e dove morì,in completa povertà, a distanza di qualche anno. Attraverso la lettura degli scritti di P. Fiore si è venuti a sapere che Careri ebbe anche uno scultore eccellentissimo in “fra Diego, laico di Careri”. Secondo quanto scrive P. Fiore sono di fra Diego le statue di S. Francesco a Ripa in Roma, quella degli Angeli in Napoli, nel convento detto di S. Maria degli Angeli, ove lavorò per ordine del Generale P. Giovanni da Napoli. Morì in Sicilia e scrive P. Fiore,a distanza di tre giorni dalla morte del suo corpo urtato distrattamente da un frate, ”gli uscì sangue caldo da una piaga, qual’ebbe mentre viveva, il quale poi applicato agli occhi di un cieco, tosto l’illuminò”
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