Monasterace
Monasterace si trova all'estremità nord della Locride, tra la provincia di Reggio Calabria e Catanzaro. Si divide in Marina e Superiore. Nella zona marina del paese si trovano i resti dell'antica Kaulon, fiorente colonia della magna grecia costretta a contendere i mercati a due più grandi potenze (Kroton e Lokroi, essendo situata tra le loro zone di influenza) e minacciata da nemici esterni, come i siracusani, che l'assediarono e distrussero. Nella zona superiore del paese, sulla cima di una collinetta sorge il piccolo Borgo medioevale, dove si possono ammirare opere architettoniche tra le più importanti della Calabria.
Il toponimo sembra derivare dal sito di un grande monastero forse appartenuto ai Cavalieri di Rodi e poi di Malta.Qualche autore fa risalire l'abitato alla ellenica Mistria.
Sull'origine del nome ci sono due ipotesi. La prima farebbe derivare il
nome dal greco monasterachion, diminutivo di
monasterion (convento, monastero). La seconda considera
il nome diviso in due parti: la prima, per convinzione di molti, è costituta da
"monte" e la seconda "race" o "strace". Le origini di Monasterace si fanno risalire al periodo successivo la distruzione della
città di Caulonia e dei villaggi alla stessa collegati.
Da quel tempo, fu attribuito al paese il nome di Rubbiano. Il nome di
Monte Arachi fu ripreso ad essere usato per designare il paese dopo la
partenza dal luogo dei Cavalieri di Rodi.
Il castello Con il passare del tempo l'esigenza di un riparo sicuro si fece sempre più sentire e sotto i bizantini furono edificate le mura di cinta e il castello (X-XI secolo).
Il castello nel corso degli anni subì ampliamenti, manipolazioni ed anche ricostruzioni a seguito soprattutto dall'avvento delle armi da fuoco e del degrado apportato dall'assalto predatorio d'incursori e di terribili sismi. L'attuale struttura risale al Cinquecento.
Il castello è a forma quadrata, il
piano base è elevato dal terreno dagli otto ai quindici metri a seconda
del dislivello del terreno. Gli angoli del castello sono rinforzati da
quattro torri a forma di parallelepipedo a base rettangolare.
All’entrata esterna corrisponde un’altra entrata che permette di
accedere al piano superiore. A sinistra dell’entrata vi è una vecchia
porta che permetteva di scendere attraverso due rampe di scale nella
parte bassa del castello costituita da quattro cunicoli comunicanti con
l'esterno, uno di questi, il più lungo, comunicava con la zona presso il
mare non lontano dal Faro Punta Stilo. I cunicoli , quindi, avevano lo
scopo di permettere ai contadini di ripararsi nel castello in caso di
attacchi dei Saraceni e dei Turchi. |
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Fino a pochi anni fa esisteva una scala a chiocciola che permetteva di comunicare con l'interno e con l'esterno del castello. Ora la porta è murata. Nell’angolo nord-ovest vi era un'ampia stanza isolata, una piccola feritoia nel muro esterno appena sotto il pavimento, faceva entrare un po’ d'aria e luce in quel locale adibito a prigione dove i cittadini ribelli nei confronti del Signore venivano fatti precipitare e lì, lasciati morire di fame e di sete. Attualmente si presenta manipolato e degradato ma comunque possente e maestoso. La colonia achea di Kaulonia fu probabilmente fondata alla fine dell'VIII secolo a. C.. Si trovava presso il confine tra il territorio di Crotone, sotto il cui dominio stava, con quello di Locri. Era un fiorente centro d’esportazione di legname adatto all’industria navale. Il nome è, secondo il mito, legato al nome di Kaulon, figlio dell’Amazzone Clete fondatrice della città e capostipite della stirpe delle regine che su essa avrebbero regnato fino alla conquista crotoniate. L’episodio più noto della storia di Kaulonia è quello dell’assedio di cui fu vittima nel 388 a.C. ad opera di Dionisio il Vecchio tiranno di Siracusa: pur beneficiando dell’aiuto della lega Italiota e di Velia in particolare, Kaulonia fu distrutta l’anno seguente, ed il suo territorio strappato a Crotone e ceduto a Locri fedele a Siracusa. Ricostruita da Dionisio il Giovane, fu in seguito presa dai Campani di Reggio (280 a.C.); infine, difesa nel 209 a.C. da Annibale contro i romani, fu da questi ultimi conquistata nel 205 a.C. Da allora la città non fu più praticamente abitata, e rimase solo una piccola stazione sull’itinerario costiero.
La battaglia di Punta Stilo Davanti al promontorio di Punta Stilo il 9 luglio 1940 ci fu uno scontro a fuoco tra una flotta italiana e una inglese. Il gruppo di navi italiane, provenienti da una scorta a un convoglio in Libia, venne a sapere che la Mediterranean Fleet stava tentando di intercettare la loro formazione sulla via del rientro. L'incontro avvenne 60 miglia a sud-est di Punta Stilo. Ci furono una serie di attacchi aerei andati a vuoto, scontri tra incrociatori e scambi di colpi di grosso calibro tra le corazzate. Uno di questi colpì la Cesare che, a causa dell'arresto di quattro caldaie, dovette ridurre la velocità. Il comandante italiano, dunque, si sentì obbligato a interrompere il contatto per non lasciare l'altra corazzata, il Cavour, da sola contro un nemico con forze superiori. Anche il comandante britannico decise di desistere perché preoccupato per i possibili attacchi aerei e dei sommergibili. Alla Marina è stato elevato un monumento, che rappresenta la prua di una nave che sta affondando, per ricordare questa battaglia. |
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