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San Luca
Il nuovo villaggio si chiamò Potamia e visse per secoli al riparo della gran fortezza, condividendo le vicissitudini feudali di tutto il territorio. Sul mitico maniero corrono storie e leggende : dalla visita in Aspromonte di papa Silvestro alla battaglia tra saraceni e cristiani di cui si trova traccia nel poema cavalleresco Chanson d’Aspremont, nel quale la fortezza è chiamata Torre d’Aspromonte. Con la conquista della Calabria da parte dei Normanni, Potamia fu inclusa in un vastissimo comprensorio feudale, che andava dal mar Tirreno al mare Jonio, detto Contea di Sinopoli che, in età sveva, appartenne al barone Carnelevario de Pavia. Da questi passò a Fulcone Ruffo, ad Antonio Centelles e a Tommaso Marullo. Ormai però della gran contea era rimasta solo una parte, quella ionica che comprendeva i centri di Motta Bovalina, Bianco, Torre Bruzzano, Motta Bruzzano, Panduri, Potamia e Condajanni.
Dopo il Loffredo, San Luca passò dalle mani di diversi feudatari, fino a pervenire ai Gambacorta, duchi d’Ardore. Ai Gambacorta successero i Clemente che tennero il feudo per 131 anni fino all'eversione della faudalità (1806). San Luca fu dichiarato Comune autonomo nel 1811 e incluso nel circondario di Bianco. Il secolo XX° si annunciò alla Calabria con tre disastrosi terremoti in quattro anni che arrecarono danni enormi al piccolo paese seicentesco. Il magnifico palazzo marchesale, ora proprietà dei signori Stranges, subì danni incalcolabili ed irreversibili. Negli anni cinquanta una serie d’alluvioni catastrofiche ferì gravemente il territorio, producendo innumerevoli frane, e rivoluzionò l’economia fino allora prevalentemente pastorale. L’ultima alluvione del dicembre 1972 mise in pericolo la parte più antica e bella del paese, quella arroccata, come “ un nido di calabroni”, alla collina. Ancora un drammatico esodo di massa.
Casa di Corrado Alvaro Si trova di fronte la chiesa matrice ed un edifici a tre livelli edificato nel XVIII secolo. Aperta al pubblico è sede dell'omonima fondazione. La casa conserva l'arredo originale e i libri dello scrittore di Gente d'Aspromonte. La stanza da letto è stata ricostruita nei minimi particolare e oggi si presenta così come l'aveva lasciato lo scrittore sanluchese.
Da vedere i ruderi del castello medievale e quelli dei quattro monasteri di S. Stefano, S. Costantino, San Giorgio e S. Giovanni. Nei dintorni di San Luca si possono visitare i ruderi dell'abbazia normanna di San Nicola di Butramo. La maggiore attrattiva è comunque esercitata dal Santuario di Polsi, notissimo centro di culto mariano, meta di pellegrinaggi per migliaia di fedeli, provenienti, soprattutto, da Calabria e Sicilia Chiesa Santa Maria della Pietà
Si trova nell’omonima frazione ed è un antico edificio di origine bizantina (X-XI secolo) con pianta centrale e absidi semicircolari di cui rimangono visibili soltanto alcune tracce. L’edificio fu edificato come punto di riferimento per i monaci che vivevano eremiti. Un tempo aveva un pavimento in marmo policromi rimosso nel 1936 e conservato nel museo nazionale di Reggio Calabria, ma non esposto. Le colonne che abbellivano la navata sono state in parte rimosse e portate al Santuario di Polsi altre, invece, sono visibili tra i ruderi. L’antica struttura doveva avere una cupola centrale e quattro cupolette laterali, con struttura simile alla cattolica di Stilo. |
Corrado Alvaro
Polsi |
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Si formò così una diga naturale e, nello spazio di qualche giorno, una enorme quantità di acqua e fango riempì l'invaso. La zona interessata è ricca di oleandri, per tale motivo, il lago creatosi, in un primo tempo, venne battezzato "degli oleandri", in seguito fu denominato ufficialmente "lago Costantino", dal nome dell'antico monastero di San Costantino del X sec. che sorgeva in quei pressi. Consolidandosi la diga di sbarramento, si è creato un singolare laghetto di 170 m. di larghezza, 400 m. di lunghezza e 18m di profondità massima. Col passare del tempo la distesa d'acqua assunse sempre più le caratteristiche di un vero e proprio lago, con la tipica vegetazione sulle sponde, con la formazione di piccole spiagge e soprattutto con l'allocazione di una fauna prettamente lagustre. Scienziati e ricercatori anche stranieri lo studiano fin dalla sua nascita come un importante fenomeno geologico.
Negli anni '70 alcuni ricercatori dell'università di Berlino, aiutati dalla popolazione locale effettuarono studi nel sito del lago, arrivando alla conclusione che esso sarebbe scomparso già nei primi anni '90 per l'accumulo di detriti sul fondo, accumulo che, evidentemente, si è rallentato, anche se non arrestato negli anni. Col passare del tempo il lago sarà, quindi, destinato a scomparire lasciando posto a una distesa di sabbia. I sentieri più utilizzati per raggiungere il lago prevedono il cammino lungo il letto del torrente Bonamico (scorrendo questo tutto l'anno, è impossibile chiamarlo 'fiumara') risalendolo verso l'interno (partendo dal paese di San Luca) oppure ridiscendendolo verso valle (partendo dalla località di Polsi). Esistono altre vie d'accesso 'laterali' sempre rientranti nel Sentiero Italia.
Percorso naturalistico San Luca - Pietra Cappa L'itinerario si sviluppa tra valloni e pianori e ha come meta l'imponente Pietra Cappa. La partenza, in auto, è da San Luca. Una volta attraversato il paese bisogna imboccare la strada che conduce verso la Montagna e seguirla fino alle vicinanze del cimitero nei pressi del quale, si consiglia, di lasciare l'automobile. Il torrente Ferrullà che attraversa la zona ha nel suo greto fiori dagli intensi colori. Al casello della frazione San Giorgio si trova una sorgente con tavoli sistemati all'ombra di un castagno gigante. Qui è possibile fermarsi per una sosta. La vegetazione è formata da erica arborea, lentisco e leccio. Terminata la salita si è in cima ai Piani di Livadoce da dove si ammira il panorama del mare Jonio con di fronte la suggestiva altura Pietra Cappa. |
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