Altitudine

436 m slm

Superficie

20,2 Km2

Abitanti

649

Densità

32,13 ab/Km2

CAP

89030

Nome abitanti

santagatesi

Santo patrono

Sant'Agata

Giorno festivo

5 febbraio

 

 

 

Sant'Agata del Bianco si trova su una collina a 450 mt s.l.m. e a 10 chilometri dal mare e domina un panorama che va da Capo Spartivento a Punta Stilo.

Non si conosce con certezza la data di fondazione del paese. In un documento  si attesterebbe la data di creazione della cittadina al 1349 quando, in seguito ad un terribile terremoto, un gruppo di persone decise di lasciare le campagne circostanti e di unirsi comunità presso la zona denominata “Giardini di Campolaco”. Scelsero di intitolare il paese in onore di Sant'Agata alla quale erano devoti.

Certo è che fu casale del limitrofo centro di Samo con il nome di Sant'Agata di Crepacuore. Dal 1496 al 1554 fu infeudato ai Marullo di Condoianni e, successivamente, alla famiglia Squarciafico (fin al 1569). Ritornò poi in mano ai Marullo (fino al 1588) per passare ai Tranfo (fino al 1743) e ai De Franco che lo tennero fino all'eversione della feudalità. Il terremoto del 1783 provocò gravi danni alle abitazioni.

Con l'ordinamento amministrativo disposto dal generale Championnet nel 1799 Sant'Agata fu incluso nel cantone di Reggio Calabria. Compresa nel cantone reggino, ai tempi della Repubblica Partenopea, con le riforme attuate dai francesi, all'inizio dell'Ottocento, fu inclusa dapprima tra le università del cosiddetto governo di Ardore e poi tra i comuni del circondario di Bianco. Annessa al Regno d'Italia, al termine del restaurato dominio borbonico, partecipò attivamente alle lotte contadine per l'occupazione delle terre. Verso la fine degli anni Venti del Novecento, fu unita a Samo, da cui si staccò nel 1946, recuperando l'autonomia amministrativa.

Pochi gli elementi architettonici sopravvissuti ai ripetuti fenomeni sismici (è stata colpita anche dal terremoto del 1908): si può affermare che il patrimonio edilizio è quasi del tutto scomparso.

Rimangono, sotto il profilo storico-architettonico, interessanti: la chiesa parrocchiale di Sant'Agata, più volte rimaneggiata dopo il sisma del Settecento; la chiesetta della Madonna delle Grazie; una colonna seicentesca, sormontata da una croce, in piazza ela casa della famiglia baronale de Franco che presenta un portale litico quattrocentesco con arco a tutto sesto e motivi a bugne.

Chiesa di S. Agata Vergine e Martire (Matrice)

La chiesa originaria fu fondata nel XV secolo. Crollata a causa delle violente scosse telluriche del 1783, fu riedificata nel 1843. Non fu risparmiata neanche dai terremoti del 1907 e del 1908. L'attuale struttura, che si trova in piazza del Popolo, risale agli anni Cinquanta (XX secolo). Ha la facciata principale con copertura a capanna e navate laterali ribassate. L'ingresso è sopraelevato rispetto all'assetto stradale, al sagrato infatti si accede per mezzo di una piccola scalinata. Il portone principale è sovrastato da un finestrone a vetri colorati, gli stessi sono stati utilizzati anche per le mezze lune che incorniciano le entrate laterali.

Il campanile a base quadrata è arretrato sulla sinistra. L'interno trinavato è molto sobrio. Caratteristica è la parete dell'abside in parte rivestita con pietre squadrate a vista e mattoncini. Al centro un Crocifisso. La chiesa custodisce una statua di Sant'Agata, patrona del paese

Nel suo territorio insiste la sorgente "Aranghèa", fonte che, sin dall'antichità, disseta tutto il comprensorio.

Il settore turistico è poco sviluppato, anche se nel periodo estivo si registra un forte incremento della popolazione legato al rientro degli emigrati.

Sant'Agata è un borgo che ha espresso e continua a esprimere brillanti intelligenze. Tra queste è da annoverare senz'altro la figura dello scrittore Saverio Strati (16 agosto 1924) che ha molto argomentato sulla Calabria e la cui produzione letteraria è entrata nei circuiti della letteratura nazionale.

Tommaso Barbaro: Sacerdote, nacque il 3 marzo 1697. Fece un lungo viaggio per visitare i cinque santuari di Montecassino, Roma, Loreto, Assisi e Padova. Questa sua avventura, iniziata a Napoli nel 1733 e finita a Venezia (città in cui visse fino alla morte), Barbaro la raccontò nel "Pellegrino". Tra gli altri scritti, una raccolta delle sue composizioni poetiche ("Euterpe Corriera") e alcuni discorsi morali sopra i vizi capitali e le virtù. Fu aggregato a varie accademie, anche all'Arcadia di Roma con il nome di Sofilo Nonacrio.

Nicola Franzè: Nacque il 13 settembre 1705. Prese il nome di Erudito tra gli Arcadi Locresi (questa era una colonia di Pastori portata dall'abate Francesco Nicolai a Gerace da Roma nel 1749). Franzè tradusse in versi italiani le commedie di Terenzio. Fu anche un appassionato pittore. Morì il 28 novembre 1765.

Tommaso Garzia: Non si conosce esattamente la data di nascita (seconda metà del XVII secolo). Fu vicario generale dei Vescovi di Muro in Basilicata e di Voltura nella Capitanata. Nel 1730 diventò vicario generale del vescovo di Gerace Ildefonso del Tufo, carica che ricoprì soltanto per un anno perché colpito da una grave malattia che lo costrinse a ritirarsi in famiglia. Morì nel 1731.

 

Angelo Grillo: Filosofo (1805-1875).

Francescantonio Grillo: Vescovo, nacque nel 1744. Indossò il saio dei Padri Conventuali di San Francesco d'Assisi. Nel 1792 fu nominato vescovo di Martirano. Faceva parte dell'Arcadia di Roma e del Collegio dei Teologi di Napoli. Morì in questa città il 7 novembre 1804.

Domenico Bonfà: Pittore (Sant'Agata del Bianco 1912 - Roma 1969), conosciuto con il nome d'arte Fabon, anagramma del suo cognome. Fàbon, autore di più di mille opere, era un artista sensibilissimo, votato ad una pittura che ai colori della sua terra univa quelli dell’intero spazio mediterraneo. I suoi paesaggi rivelano, difatti, un’istintiva originalità soprattutto laddove le figure appaiono e scompaiono con aria quasi impenetrabile.

 

 

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